“Montone fu edificato circa l’anni di Cristo 800, essendo
Imperatore Carlo Magno, da’ popoli Arienati dell’Umbria…
Fu fabricato in un amenissimo colle alle falde degli Appennini fra
Perugia, Città di Castello e Gubbio, che gli fanno quasi
un triangolo. Da levante ha il fiume Carpina; da mezo giorno il
Tevere, che gli corre lontano un miglio; da ponente un placidissimo
fiumicello, che ritiene il nome di Rio; e da settentrione i monti
Appennini, non immediatamente aspri e scoscesi, ma talmente adagiati,
che per lo spazio di dieci miglia si va verso la sommità
di essi, come per un placidissimo colle.
L’aere vi è temperato; il Contado è ornato,
fertile, e vago, vedendosi distinto in colli, valli, piani irigati
o da rivi, o da fiumi. La Terra per natura, o per arte è
forte non meno che bella…
In uno dei due colli, che per esser maggiore si dice il Monte, a
mezo giorno è posta la Fortezza, e la Collegiata…Nell’altro
colle a tramontana chiamato il Castel Vecchio è la Chiesa
di San Francesco bella, ed antica con un facoltoso convento di Padri
Conventuali; nel mezo fra l’uno, e l’altro colle si
vede la Piazza…” (dalla “Lettera istorico-genealogica
della famiglia Fortebracci da Montone” di G.V.Giobbi Fortebracci,
Bologna MDCLXXXIX).
Montone non è molto cambiata da allora; si può dire
quasi intatta, al punto che nel 2003 il FAI (Fondo per l’ambiente
italiano) l’ha scelta come simbolo per la sua giornata nazionale.
Circondata dal verde, dai querceti e dagli olivi, appare d’improvviso
a chi sale lungo i tornanti, alta, armoniosa, austera. E’
un’immagine medievale, case, belle chiese e conventi, tutti
cinti dalle mura impervie, che proteggono anche dai pericoli dell’edilizia.
Penetrati all’interno da una delle porte, ci si perde nei
vicoli ritorti e ombrosi, adorni di gerani, dove non circolano auto
e il silenzio stupisce. Da vari punti si godono panorami indescrivibili.
Montone è la patria di Braccio Fortebracci, nato da famiglia
antichissima e nobile del luogo. Questi è famoso più
che altro come capitano di ventura, ma si può dire che, a
cavallo tra Medioevo e Umanesimo, anticipò la figura del
principe di Machiavelli, arrivando a costruire un “regnum
italicum”.
La gente è riservata e gentile, il cibo è semplice,
ma fatto di ingredienti sinceri. Basti pensare alla torta bianca,
di farina, acqua e sale, che si sposa magicamente coi salumi nostrani
e l’erba di campagna, o ai prodotti del bosco.
Sopravvivono alcune antiche attività artigianali e si celebrano
feste in costume. Non mancano gli eventi culturali, tra i quali
il Festival del cinema, organizzato dall’Associazione “Umbria
film festival” insieme al Comune, rappresenta forse il fiore
all’occhiello.
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